Economia Digitale

Secondo uno studio svolto da ICD ( International data Corporation), una delle più blasonate società di studi statistici e previsioni  Americano con sede nella contea di middlesex, nello stato del Massachusetts, entro il 2021 il mercato digitale avrà completamente ridisegnato lo scenario economico mondiale.

Questo andrà a modificare radicalmente il modo di operare delle aziende.

Già oggi è ampiamente percepibile il profondo divario tra le imprese che sono riuscite ad imporsi nel “sistema digitale” rispetto a quelle che sono rimaste ancorate alle logiche tradizionali.

Le innovazioni stanno giocando un ruolo chiave in questa trasformazione.

Secondo le previsioni formulate da IDC:

LA SPESA MONDIALE IN TECNOLOGIE PER LA TRASFORMAZIONE DIGITALE SFIORERA’ I 1300 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2019 ; (in crescita del 16,8% sul 2018 e del 42% nel 2019 rispetto al 2019)

IDC ha previsto che il mercato digitale, nel corso del quinquennio 2016-2021 subirà gli effetti positivi del tasso di crescita annuale composto (conosciuto anche come tasso Cagr) pari al 5,6%. E ha analizzato che la maggior parte della spesa digitale da parte delle aziende verrà incanalata negli Acceleratori dell’Innovazione, ovvero in tutte quelle tecnologie legate alla cosiddetta “Terza Piattaforma”: dall’IoT alla robotica, dal 3D alla blockchain, dalla realtà virtuale al cognitive/IA. A discapito, fisiologicamente, degli investimenti ICT condotti invece sulla cosiddetta “Seconda Piattaforma”, che è basata sulle reti locali LAN e sui sistemi client/server.

Nel 2020 si prevede una spesa di 1700 miliardi, di cui:

400 miliardi investire nella 4 tecnologie della Terza Piataforma (icloud, mobility, big data & analytics e social)

1300 miliardi negli Acceleratori dellinnovazione (quella serie di tecnologie che appoggiano sulla terza piattaforma, ad esempio la robotica, realtà aumentata e virtuale, 3D printing e blockchain).

Anche in Italia l’andamento della spesa ICT è oggi il risultato di due trend opposti. Mentre infatti sono in aumento gli investimenti nella Terza Piattaforma e negli Acceleratori dell’Innovazione, risulta in contrazione la spesa ICT tradizionale che si focalizza sul mantenimento dell’infrastruttura esistente senza importanti progetti evolutivi. Nel 2018, il mercato ICT italiano è cresciuto dell’1,9%, per un valore totale di 30 miliardi di euro, evidenzia IDC. Terza Piattaforma e Acceleratori dell’Innovazione sono tuttavia cresciuti a un ritmo molto più elevato: il cloud del 27,8% e la realtà aumentata/virtuale del 335,6%, per citare due esempi.

Il mercato guarda al futuro nell’economia digitale risultati e previsioni

+ 2,3% nel 2018
Come riferisce la rivista QuiFinanza, Italia sempre più digitale. Si rafforzano, infatti, i segnali positivi sulla digitalizzazione del Paese. Nel 2018, il mercato digitale italiano è cresciuto del 2,3% e 68.722 milioni di euro, lasciando intravedere ancora crescita per i prossimi anni: 2,6% per il 2019, 2,8% per il 2020, 3,1% per il 2021. Il trend discendente degli anni più bui della crisi appare oramai alle spalle sull’onda delle componenti più legate all’innovazione.

BENE, MA BISOGNA FARE MEGLIO PER COLMARE IL GAP ACCUMULATO – Ma non ci si può accontentare. Il gap digitale accumulato in passato obbliga a un passo ancora più sostenuto, centrato sull’accelerazione delle politiche per l’innovazione già avviate, per l’ammodernamento della pubblica amministrazione, l’inclusione digitale delle piccole imprese e dei territori, lo sviluppo diffuso delle competenze. Questo il quadro che emerge dalle rilevazioni di Anitec-Assinform – l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende del settore – condotte in collaborazione con NetConsulting cube.

“I numeri confermano la ripresa degli investimenti digitali in Italia. E’ positivo, non solo per il nostro settore. Investire nel digitale è la risposta più efficace per consolidare la ripresa. E’ un modo concreto per affrontare in modo strutturale la sfida della competitività, innalzando la produttività del nostro sistema-Paese attraverso l’innovazione. I segnali sono buoni, ma bisogna dare ad essi continuità, guardando al futuro e ai ritardi da recuperare, con una programmazione tempestiva, incoraggiando le spinte più innovative verso la piena adozione delle soluzioni digitali abilitanti, così ha commentato in una nota Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform.

CRESCONO TUTTI I COMPARTI – E infatti, crescono non solo i contenuti e pubblicità digitale (+7,7%) ma i servizi ICT (+4%), il software e le soluzioni (+5,9%), mentre i dispositivi e sistemi e le infrastrutture immateriali mostrano tenuta pur fronte di un calo costante dei prezzi unitari. E se si attraversano i diversi comparti per pesare le dinamiche delle componenti piu’ innovative in assoluto (digital enabler) si nota come il cloud cresca a tassi del 23,3%, l’IoT del 17,4%, il mobile business dell’11,9%, le soluzioni per la sicurezza del 10,8%.

INDIETRO LE PICCOLE IMPRESE –

Sul fronte della piccola impresa si legge ancora nel comunicato Anitec Assinform – molto resta da fare. E così anche sul fronte della strategia digitale nazionale e dell’ammodernamento della pubblica amministrazione che, a partire da SpID e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, appare in netto ritardo. Il Piano Triennale per l’informatica nella PA si è fatto attendere e non dà ancora gli impulsi che si sono visti su altri fronti, come quelli riguardanti la Sanità, l’Istruzione e soprattutto l’Industria 4.0, che da sola ha generato un mercato di 2184 milioni di euro (per il 56% fatto da sistemi ICT e per il 44% da sistemi industriali) e che a parità di condizioni normative promette di tenere la progressione almeno sino al 2020.

“Le previsioni non devono illuderci. Scontano la continuità delle politiche già avviate per l’innovazione, e su questo fronte serve una marcia in più se si vuole recuperare quell’efficienza che è condizione di successo per qualsiasi iniziativa a favore della crescita, dell’occupazione di qualità e della sostenibilità del welfare”, ha sottolineato ancora Gay.